Dalla quercia alla pagina: il ritorno dell'inchiostro ferrogallico
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Alcuni inchiostri nascono in laboratorio. L'inchiostro ferrogallico è nato nei boschi: dalle galle delle querce, dal vetriolo, dalla gomma arabica. Una formula che ha attraversato Medioevo, Rinascimento e modernità.
Oggi torna nelle stilografiche di chi vuole scrivere con qualcosa di davvero duraturo.
C’è ancora qualcuno che pensa che gli inchiostri siano tutti uguali?
Un po’ di storia

Come ricorda Luca Viti, socio storico di Stipula, il ferrogallico fu l'inchiostro di riferimento dal Medioevo al 1950 circa. Se di buona qualità, ha considerevoli doti di durata, resistenza e colorazione. È la ragione per cui «così tanti manoscritti antichi sono giunti fino a noi ancora leggibili». Il governo tedesco lo usò per gli atti ufficiali fino al 1973. Lo fece «proprio per la durata dei documenti che sapeva assicurare».
Anche prima del Medioevo la reazione chimica tra tannino e sali di ferro era nota. Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) la descrive in un esperimento. Bagna con sali di ferro un papiro impregnato di tannini e lo annerisce all'istante. Alcuni secoli dopo Marziano Capella (V secolo) forniva una formula per preparare un inchiostro, che chiamava "gallarum gummeosque commixtio".
La formula base aveva quattro ingredienti: galle, vetriolo (solfato di ferro), gomma arabica e acqua. Le galle sono escrescenze ricche di tannini che si sviluppano su alcuni alberi, come la quercia. La gomma arabica, ottenuta dall'acacia, tiene unito l'inchiostro alla carta. Per cambiare le caratteristiche dell'inchiostro si aggiungevano birra o vino, aceto, zucchero, miele o resine.

Quest'inchiostro penetrava profondamente nella carta ed era quasi indelebile.
Per questo fu usato per secoli anche come "inchiostro di sicurezza": era difficile eliminarlo dal supporto, anche con l'abrasione.
Secondo Luca Viti, un normale inchiostro «è pensato per scrivere bene oggi». Il ferrogallico invece «è pensato per scrivere bene oggi e restare leggibile domani».
Una caratteristica delle preparazioni originali, appena fatte, è la colorazione molto chiara al momento dell'uso. Appena applicato, l'inchiostro è quasi illeggibile e si scurisce dopo un paio di secondi, per effetto dell'ossigeno.

Una volta asciutto, il colore restava nero per molti anni. Poi, quando tutto il ferro in eccesso si era ossidato, virava verso un marrone più o meno scuro.
Perché l'inchiostro ferrogallico può essere aggressivo
Il nero dell'inchiostro è un composto di ferro. Si forma solo con un rapporto preciso tra ferro e acido gallico.
Le ricette antiche usavano spesso troppo vetriolo, per ottenere un nero più scuro e coprente. Il ferro che non si lega resta libero nell'inchiostro. Insieme all'acido prodotto dalla reazione, danneggia la cellulosa della carta (Science in School, n. 6, 2007). Lo stesso inchiostro acido può corrodere le parti metalliche di una penna.
L'acidità non è però una prerogativa del ferrogallico.
Spiega Luca Viti che «tutti gli inchiostri per stilografica sono quindi tendenzialmente acidi». Il grado di acidità dipende dalle formulazioni e dalle pigmentazioni.
Il fenomeno è stato studiato su carta dal Dipartimento di Chimica e dal CSGI dell'Università di Firenze. Lo studio è di Giorgi, Chelazzi e Baglioni (Atti del V Congresso Nazionale IGIIC, Cremona, 11-13 ottobre 2007).
I ricercatori hanno sottoposto a invecchiamento accelerato, per 30 giorni, carta con inchiostro preparato come nelle ricette storiche. Il risultato è un calo marcato della resistenza della cellulosa.
La conclusione è che occorre bloccare il ferro libero in eccesso.
(Ma lo studio riguarda la carta e gli inchiostri storici, non l'inchiostro Stipula).
L’inchiostro Ferrogallico oggi

Oggi è diverso: gli inchiostri moderni sono molto meno corrosivi e i pennini molto più resistenti.
Stipula ha sviluppato una nuova formulazione del ferrogallico, in collaborazione con il Dipartimento di Chimica dell'Università di Firenze. Il bilanciamento dei componenti mantiene le caratteristiche tipiche di questo inchiostro: azione permanente sulla carta e leggibilità persistente nel tempo.
È pienamente compatibile con l'uso nelle stilografiche, a cominciare dal pennino.
L'inchiostro è prodotto sotto la supervisione degli scienziati dell'Università di Firenze. Usa materiali di purezza superiore al 99% e reagenti congruenti. Per Luca Viti è «un inchiostro moderno di qualità superiore». Offre «la tradizione della permanenza dell'inchiostro, senza i compromessi dei preparati d'un tempo».
Viti garantisce che «il nostro ferrogallico non causa corrosione nel normale uso» con pennini in acciaio inossidabile, titanio od oro.
Solo alcune penne hanno ancora pennini in acciaio ordinario: con questi possono comparire tracce di corrosione.
Per capire di che acciaio si tratta basta un magnete. Se il pennino è attratto, spiega Viti, «con alto grado di certezza non è di acciaio inossidabile».
Il ferrogallico Stipula è attualmente disponibile nel colore nero. Scopri il ferrogallico Stipula Altri colori possono essere prodotti su richiesta.
(Se sei interessato, contattaci: raccogliamo le preferenze per valutare nuove produzioni.)
Manutenzione: l'essenziale
La stessa qualità che rende il tratto permanente sulla carta, l'impermeabilità, chiede qualche attenzione nell'uso. Tre regole bastano per cominciare:
- Usalo in una penna che usi regolarmente. Viti lo raccomanda «in penne che si utilizzano regolarmente»: l'inchiostro seccato si pulisce con tempo e pazienza.
- Lava bene la penna prima di caricarlo e quando cambi inchiostro. Bastano acqua e un po' di detersivo per piatti, oppure un detergente specifico come quello J. Herbin.
- Conserva il flacone in un luogo fresco e buio.
Tutti i dettagli li spieghiamo nel nostro articolo sulla manutenzione delle stilografiche (in preparazione). Ci saranno pulizia, tempi di fermo e cosa fare se la penna si secca.
Quindi…
Passare al ferrogallico non è solo questione di estetica e di diletto. È una scelta sicura per l'uso quotidiano, oggi come in passato, grazie all'ossidazione e alla permanenza del tratto. Basta che la penna sia pulita e l'inchiostro non resti a lungo fermo nel serbatoio.
Come conclude Luca Viti, una penna pulita e un inchiostro stabile sono «il modo migliore per assicurare, pagina dopo pagina, la durata della scrittura e la conservazione degli scritti che si desidera tramandare».